Dopo nonno
Ciccio era il turno di nonna. Io, com’è tipico di molte donne, questo si deve
dire, sono a dir poco logorroica; parlo tantissimo e a una velocità assurda.
Come dico sempre: faccio sanguinare le orecchie. Nonna è tra le poche persone
che ha la pazienza di ascoltarmi e così vado a darle fastidio ogni tanto. Ogni
volta che la vedo si svolgono i convenevoli di rito:
Nonna come stai?
Risposta
Non mi sento.
Una frase che
dalle nostre parti vuol dire tutto e niente. Non mi sento, traduzione di “ho qualcosa ma non so neanche io cosa”.
Questo complica tantissimo la vita a chi vorrebbe tentare di aiutarti ma non sa
esattamente cosa fare.
Recentemente
nonna si è operata alla cataratta e quindi è costretta a portare gli occhiali
da sole quando è alla luce. Siccome le piace dire le sue preghiere sulla
terrazza, negli ultimi tempi, quando la vado a trovare, mi sembra sempre di
vedere Ray Charles che dice il rosario seduto al sole.
Nonna ha un
carattere molto forte ma è di un permaloso che non ha eguali. Quando era
piccola, all’epoca della seconda guerra mondiale, lei e la sua famiglia
dovettero scappare in un paesino vicino al nostro. Un giorno i tedeschi
cercavano gli uomini più giovani e in salute per portarli con loro. Alcuni si
ruppero addirittura le dita della mano per poter essere scartati. Altri si
nascondevano, proprio come i fratelli maggiori di mia nonna. Anche quel giorno
si erano nascosti in una soffitta dove si accedeva tramite una scala di legno.
Siccome l’avevano presa in giro poco prima, mia nonna dopo averli fatti nascondere
si era portata via la scala per poi lasciarli lì due giorni.
Dai racconti di
famiglia pare si fosse anche bruciata i capelli per sembrare un maschietto e
andare in giro più liberamente.
Nonna era dotata
di una ciabatta telecomandata che usava per punire me e mia sorella senza
doversi alzare dalla sua adorata poltrona.
Quando io e mia
sorella eravamo piccole siccome litigavamo spessissimo siamo state divise: Anna
stava da mia zia Assia e io da mia nonna alla porta di fronte. Anna godeva di
un trattamento privilegiato modello hotel excelsior: Anna cosa vuoi mangiare? Anna
cosa vuoi vedere alla tv?
Io, che stavo
con nonna mi vedevo piazzare davanti ogni giorno un improbabile piatto di pasta
che navigava nel sugo e poi ero costretta tutti i pomeriggi a vedere Sentieri. Credo
di aver visto più telenovele io di chiunque altro al mondo.
Quando nonna è
morta sono venute tantissime persone a fare le condoglianze. Nonna era
conosciuta da tutti e poi era “la celeste” presidente dell’azione cattolica,
potete immaginare cosa ha passato quando ha scoperto che ero atea. Il giorno
del funerale una signora si è avvicinata a me per farmi le condoglianze e mi ha
detto
Mi
dispiace per sua nonna, era una donnina così a modo.
Lo devo
ammettere, non è stata proprio una cosa fine, ma la prima cosa che ho pensato è
stata “la signora deve aver sbagliato funerale!”.
Una delle cose
più particolari in casa mia è proprio mia madre. Sempre stressata e di fretta.
In genere quando qualcuno di noi fa qualcosa che la irrita lei comincia a
imprecare per le scale contro ignoti (a casa mia ci sono ben 6 rampe potete
immaginare). Alla fine qualcosa tra quei mugugni fa capire al malcapitato di
turno (io, mia sorella o mio padre a scelta) di essere il colpevole di cotanta
ira. Solitamente la reazione del poverino è la fuga.
Una mattina mia
madre stava gridando come al solito per le scale quando mia sorella, che si era
appena svegliata, esce dalla sua camera. L’incontro è stato memorabile. Mia
sorella con tutti i capelli arruffati e assonnata si ferma davanti a mamma che
continua a gridare qualcosa di incomprensibile. A questo punto mia sorella
parla:
Mà - pausa- secondo
me è meglio che cambi spacciatore!
Da quando sono a
Napoli spesso mi sento un’affittuaria a casa mia. Sono poco partecipe delle
cose che vi accadono. Una volta il 13 dicembre, onomastico della mia genitrice,
ero appena tornata da Atene per le vacanze di Natale ed è successo un fatto
assurdo.
Appena entro in
casa mi attende un’accoglienza un po’ diversa da quella del figliuol
prodigo….praticamente a casa non c’era nessuno. Squilla il telefono e vado a
rispondere:
Pronto!
Dottorè, mi servono quattro palle e tre candelotti. - Afferma una voce affannata dall’altro
capo del telefono.
Scusi? Non ho capito.
Intanto pensavo:
ma che cavolo succede in questa casa? Manco un mese e mettono su un nucleo
terroristico?
L’equivoco è
stato risolto ben presto. I miei genitori stavano vendendo delle candele per
beneficenza e alcune avevano forma, per così dire, di “palle” e altre di
“candelotti”.
Mamma ha
tantissimi pregi, ma ha un difetto assurdo: russa in maniera terrificante;
anche papà russa, ma mamma è da Guinnes.
Considerate le
sue dimensioni è difficile credere che tutto quel rumore venga da lei.
Una volta sono
venuti i ladri in casa. I nostri vicini ci hanno detto che, quando è capitato a
loro, sono stati addormentati con un gas. Ai miei genitori non è successo. Di
conseguenza è scattata la battutaccia. I ladri avranno pensato che non era
necessario addormentare papà se riusciva a dormire con mamma che russava in
quel modo di fianco.
Appendice:
Ho dovuto sintetizzare molto la personalità di mia madre che era molto ecclettica. Il mio amore per la cultura, la scrittura e la lettura lo devo solo ed esclusivamente a lei. Mi ha sempre portata in giro insegnandomi ad apprezzare e rispettare cose e persone. Alcuni sono convinti che ci sia un'età giusta per perdere un genitore, ma chi ci è passato come me, sa che non è così. Si sente sempre il bisogno di nascondere la testa tra le braccia di mamma o di papà e di lasciarsi andare alla debolezza come non si può fare con nessun altro. Mia madre è stata con me dall'inizio alla fine e lo stesso ho fatto io. Non si è persa neanche una delle mie recite a scuola. Mi ha accompagnato alle partite di basket.. tutte! E' venuta a trovarmi in tutti i siti archeologici in cui ho lavorato. Quando partivo e non poteva venire con me mi scriveva una letterina, in modo tale che quando mi sentivo sola potevo leggerla e sentirla vicina. Mi ha aiutato a preparare tutte le interrogazioni che ho fatto al liceo e tutti gli esami all'università... mentre lei stirava io giravo torno torno la stanza e ripetevo. Abbiamo anche fatto un viaggio da sole a Cefalonia, dove ne abbiamo combinate di tutti i colori. In sintesi ha fatto la mamma a 360° pur rimanendo uno dei migliori medici che abbia mai conosciuto. Il suo essere mamma non le ha mai impedito di essere donna e professionista. Per scrivere veramente di lei avrei avuto bisogno di un libro intero per cui vi ho regalato solo un assaggio della donna di cui ho l'onore di essere figlia.
Durante i primi
anni di università tornavo spesso a casa da Napoli; praticamente tutti i fine
settimana.
Puntualmente
svolgevo il rituale dei saluti: entrata nel cortile di casa di mia nonna passavo
davanti alla sala da pranzo che è al pian terreno e sentivo gridare.
Lucì!
Al che come al
solito andando verso la scala che porta al piano superiore rispondevo:
Nonno sono Sara non sono Lucia.
Per quasi due
anni nonno mi ha scambiata per mia madre.
Mio nonno al
secolo Francesco Bene, meglio noto come Nonno
Ciccio o Marescià era un ex
maresciallo dei carabinieri. Mi ha insegnato tantissime cose, soprattutto a
barare con le carte napoletane. Ho imparato a giocare a carte talmente bene
che, quando sono andata al ritiro spirituale con il gruppo della chiesa, a
quattordici anni, mio padre ha scoperto con sconcerto che avevo vinto ben due
medaglie d’oro durante i tornei svoltisi: quella di scopone e quella di
briscola. Recentemente mi sono data anche al gioco d’azzardo nel pensionato in
cui vivo. Per la precisione ho vinto 2 colazioni, 2 aperitivi, 1 pizza e un
pranzo. Niente male no.
Nonno quando non
era giù in sala da pranzo, era nella sua camera al primo piano ad ascoltare
musica lirica: ovviamente con tutto il resto del vicolo, dato il volume a cui teneva
il giradischi. Passando davanti alla sua stanza era molto probabile trovarsi
nel pieno di un concerto di Caruso o all’esecuzione di Cavaradossi.
Ferreo tifoso
del Savoia e con un’ossessione per le lettere. Scriveva a chiunque. Ho scoperto,
dopo la sua morte, che aveva scritto anche al vescovo di Cracovia per far
erigere un monumento in onore di Papa Giovanni Paolo II.
Credo di aver ereditato da lui la passione per la lirica e la mania per
le lettere.
Mio Nonno è
sempre stato la prima tappa del tour di saluti di ritorno dall’università. Con lui
il momento più bello, che io anche ora che è morto ripeto come fosse un
rituale, si svolgeva la mattina del primo dell’anno. Quando pranzavamo ancora a
casa da nonna tutti insieme, arrivavamo sempre mentre andava in onda alla tv il
concerto di capodanno. A chiudere il concerto c’era come sempre la marcia di
Radetzky. Io e nonno ci mettevamo a battere con le posate sul tavolo portando
il ritmo e tuttora fatico a tenere le mani ferme quando sento quella canzone.
Per un certo
periodo si era messo in testa che dovevo fare il carabiniere e così, quando è
stato permesso l’accesso anche alle donne nell’Arma, lui ha cominciato la sua
opera di convincimento. Quando ho scelto di studiare archeologia ci è rimasto
un pò male. Ma niente paura: ha scoperto che nei carabinieri c’era anche un
gruppo speciale addetto al recupero dei beni culturali e così tutte le sue
speranze si sono riaccese. Nonno aveva un’altra caratteristica molto
particolare, mangiava di tutto, anche le gomme per cancellare.
Mi spiego
meglio.
Per un periodo
le cartolerie hanno venduto delle gommine a forma di merendine che, sono state
poi ritirate dal commercio perché pericolose per i bambini. C’era infatti il
rischio che le ingerissero. Ebbene un giorno nonno ha trovato una di queste gommine
sul tavolo del soggiorno e avendo questa la forma di una crostatina ha pensato
bene di mangiarla. Salvo accorgersi dopo qualche secondo che aveva un sapore
strano.
Ma il problema
peggiore del Maresciallo era la guida. Per nonno la macchina aveva solo due
marce: la prima e la retromarcia. Potevi sentirlo arrivare a chilometri di
distanza. Si narra che durante un viaggio verso Napoli, di fronte ad una salita
nonno abbia inserito la quarta. Chi ne capisce almeno un po’ di automobili può
comprendere il dramma. Molti dicono che io e mamma abbiamo ereditato questo suo
pregio. Un’altra sua passione era il
mitico Totò. Mi ha fatto vedere tutti i suoi film e, ancora oggi, cerco tutti i
giorni, sulle reti regionali, i film del grande comico napoletano. Sarei capace
di rivedere La banda degli onesti o I due marescialli fino alla nausea.
Su quel grande
cortile si affacciano due piani di stanze e stanzette. Le camere sono tutte in
fila, una accanto all’altra, onde per cui se devi andare al bagno ti tocca
uscire fuori o passare dalla camera da letto di qualcun’altro. Potete immaginare
in inverno la notte cosa significa.
La casa
oltretutto è caratterizzata da un tasso di umidità che neanche nella foresta
pluviale è mai stato registrato.
Al primo piano
ci sono le camere di mia nonna, mio nonno, delle mie zie, che in realtà sono la sorella
di mia nonna e sua cognata, ma io le ho sempre chiamate zie, e la famosa “loggia”, la terrazza.
Al secondo piano
una volta ci abitavo con la mia famiglia, ora ci sono degli inquilini nuovi.
Questa casa, che
è stata il mio nido per tutta l’infanzia, una volta però ha rischiato seriamente di
essere distrutta.
Eravamo a cena
fuori con i miei genitori e i loro amici quando squilla il telefonino di un
amico di mio padre:, i nostri ovviamente non prendevano. Comunque, comunicazione d’ufficio: sta bruciando la casa di nonna.
Ovviamente siamo corsi tutti a prendere le macchine per andare a vedere qual
era la situazione. Arrivati nei pressi della casa assistiamo a una scena
apocalittica: una fiammata tanto alta da superare tutti e due i piani nella
parte centrale, quella del cortile; il tuttoseguito da un boato.
La scena era
tragicomica, sembrava il finale del film
Zorba il greco, quando Anthony Queen grida “hai visto mister? Che magnifico
disastro!”.
Il vicolo era
pieno di gente e i pompieri erano già all’opera.
Ricostruiamo i
fatti. Un fornello lasciato accidentalmente acceso nel cortile ha provocato una
scintilla che è finita su un cumulo di cianfrusaglie e legna ammassate lì. Mio
nonno si accorge dell’incendio e tenta, alla veneranda età di ottant’anni, di
portare fuori le due macchine che erano parcheggiate all’interno. Il tutto
avviene con l’aiuto della mia giovanissima zia settantacinquenne. Purtroppo
Schumacher e Barrichello sono riusciti a salvare solo una macchina; l’altra,
quella di zia è letteralmente esplosa. Guarda caso è stata distrutta proprio
quella delle due che sarebbe dovuta diventare a breve la mia macchina. Di lì a
poco avrei compiuto diciotto anni e mia zia, come promesso, me l’avrebbe
regalata.
Quando si dice
la fortuna.
Mentre i
pompieri sono al lavoro e noi continuiamo a osservare parte della casa che va a
fuoco, ci ricordiamo drammaticamente che mia nonna era andata a fare una gita a
Pompei con delle sue amiche. Bisognava assolutamente avvisarla. Se solo fosse
arrivata davanti casa senza sapere che stavano tutti bene e che la situazione
era sotto controllo, avrebbe rischiato un infarto. Niente da fare. Troppo
tardi. Quando siamo usciti in strada per telefonare, l’abbiamo trovata davanti
casa con il volto atterrito.
Una volta spento
il fuoco, la situazione è diventata sempre più assurda. Cominciano i
sopralluoghi per rilevare l’entità dei danni e la stabilità della casa. Entrati
nell’appartamento di mia zia, i pompieri trovano una specie di deposito di libri,
vestiti, souvenir, ma soprattutto polvere, tanta polvere, una specie di
materasso sotto il materasso. Uno dei pompieri ha ringraziato Dio che
l’incendio non avesse interessato quell’area. Diciamo che l’espressione esatta
è stata:
Maronna mia, meno male co’ fuoco nun è venuto a
chesta parte!
Tempo fa decisi di scrivere la storia della mia famiglia così come l'avevo vissuta nei miei primi 25 anni e ho pensato, perchè non condividerla? Così ho deciso di riportare pezzo per pezzo questa specie di diario di famiglia. Ovviamente la storia non poteva che cominciare dalla strada che ha segnato i primi anni della mia vita... Via Francesco Baracca....
DA VIA BARACCA 4 A VIA BARACCA 14
Tutto comincia
da un portone collocato in via Baracca, al civico numero….non me lo ricordo mai!
Da quando hanno cambiato la toponomastica non si capisce più niente nella mia
città. Quando ero piccola il numero civico era il 4, ora è il 14. In realtà ora ci sono
tutti e due i numeri. Sopra è rimasto il vecchio 4 e sotto il nuovo 14. La
città in cui si svolgono gli avvenimenti è Mondragone, in provincia di Caserta,
non che antica Sinuessa.
In questa
stradina dedicata al famoso aviatore Francesco Baracca, si erge un portone in
legno alto quasi 4 metri;
uno di quelli alla vecchia maniera che sembrano gli ingressi di una grande casa
padronale. Quando ero piccola aprire e chiudere quel grosso portone mi sembrava
un’impresa titanica. Per bloccare il ferro di chiusura a terra dovevo salirci
sopra con tutti i miei venti chili. Col tempo ho cominciato a fare
un’associazione mentale strana. Quel titanico ingresso mi sembrava la porta del
tempio di Giano a Roma. La differenza era nel fatto, che il mio portone era
chiuso in pieno inverno e non nei periodi di pace, ma in estate era
completamente aperto.
All’esterno affaccia
su un tipico vicolo. Com’è fatto un tipico vicolo ti chiederai tu? In primis è stretto, molto stretto; ci
passa a stento una macchina. Ma non una macchina grande, una di quelle piccole.
Poi è chiuso da palazzi medio alti che non permettono alla luce del sole di
toccare il terreno in nessuna stagione e in nessuna ora del giorno. Infine
tutti quelli che lo abitano si conoscono e si amano e odiano allo stesso tempo.
Questo succede anche perché molte persone, soprattutto quelle anziane, passano soprattutto
il periodo estivo sedute fuori, in strada, così la differenza tra privato e
pubblico diviene inesistente.
Verso l’interno
il portone affaccia su un cortile in parte pavimentato e in parte in “vasoli come
li chiamiamo noi. Si tratta di grosse pietre di basalto fatte apposta per
minare alla salute delle caviglie. In pratica basta mettere male il piede e la
storta è garantita. Napoli, la mia città adottiva, è piena di “vasoli”. Prova
ad immagina come finiscono i vari tentativi delle ragazze di sembrare più
femminili e mettere i tacchi. Un dramma. Una tragedia greca.
Non ho mai
capito perché si specifica “greca”; come se le tragedie moderne non fossero
abbastanza tragiche. Comunque….
Una parte del
cortile è coperta, l’altra è aperta. In questa seconda parte la cognata di mia
nonna, Zia Sisina (diminutivo di Rosita), ha messo tante di quelle piante che
ormai sembra di essere nel bosco di Capodimonte. Oltretutto lei e mia nonna,
ultime superstiti del caseggiato, si sono dedicate all’allevamento dei
piccioni. Bagnano il pane stantio e lo mettono in una ciotola che lasciano a
disposizione dei suddetti piccioni. Qualche giorno fa ho visto uno dei loro
animaletti da cortile; più che un volatile sembrava un porcellino d’india. Il
poverino aveva serie difficoltà a volare, poco ci è mancato che per salire
sulla terrazza decidesse di passare dalle scale.[to be continue]
Domenica sono stata alle Fosse Ardeatine e ho visitato il luogo della strage accompagnata dal figlio di uno degli uomini uccisi dalle SS in quel fatidico 24 marzo. Precisamente si trattava dell'erede dell'uomo sepolto nella tomba 160, perchè purtroppo, dato l'altro numero di morti inizialmente chi ha ritrovato i corpi, non riuscendo ad identificarli li ha segnati con un numero. Ogni anno fanno una manifestazione con tanto di presidente della repubblica per ricordare la strage, eppure molti, me compresa non hanno capito gran che di quello che è successo. Io non sapevo ad esempio che erano morti solo uomini, 335 in totale. A forza di ricordare la strage in associazione allo sterminio degli ebrei ho finito anche per credere che la maggior parte fossero tali... in realtà di ebrei ce ne erano 75. Il resto erano prigionieri politici. Dopo la strage di via Rasella, nella quale morirono 30 tedeschi (26 sul colpo e il resto durante la notte per le ferite riportate) furono prelevati dalle carceri circa 250 condannati per reati politici, appartenenti a varie frange del partito di liberazione e furono uccisi insieme a quei 75 ebrei nelle fosse. Vi consiglio di andare di persona in quel posto per il semplice fatto che 335 è un numero, ma quando cominciate a vedere le foto sulle bare, quei 335 numeri diventano occhi, naso, mento e tante tante lacrime. E' sempre bello entrare in contatto con la storia perchè trasferisce delle sensazioni che dovrebbero spingere gli esseri umani a non comportarsi più come bestie.
Quando sono
stata in Grecia nel 2004 con il progetto Erasmus ho avuto però la possibilità di incontrare la storia di persona: tutto è cominciato quando ho conosciuto ad Olimpia una signora
che aveva vissuto direttamente la strage degli italiani a Cefalonia.
Eravamo in giro
per il Peloponneso con una punto nera. Avevamo finito la benzina e così i miei amici erano andati a cercare un contenitore e una pompa di benzina mentre io
facevo la guardia alla macchina. Capirai! Se qualcuno decideva di assalire il
forte sai che fine facevo.
Di fronte a me
c’era una signora anziana con un fazzoletto di stoffa in testa molto colorato.
La signora aveva una ottantina d’anni ma si dilettava ancora ad intrecciare
cesti di vimini. Era seduta su una sedia e la scena sembrava così particolare
che ho cominciato a fissarla. Mi sono avvicinata e ho osservato per qualche
minuto la velocità e la precisione con cui intrecciava il cesto. Ad un tratto
la mia amica tedesca, Claudia, che parlava bene italiano, mi ha chiamata. Io,
in italiano, le ho chiesto di aspettare qualche minuto. A quel punto la signora
ha alzato lo sguardo e ha detto in perfetto italiano:
Napoletana?
Io ero
strabiliata. Dopo qualche attimo ho risposto con un laconico “si”. Così mi ha
raccontato di essere diventata amica, diciamo forse qualcosa di più di una
semplice amica, di un soldato italiano morto a Cefalonia. Con grande vergogna
quando lei mi ha raccontato quell’avvenimento storico ho dovuto ammettere che
non ne sapevo niente. Mi sentii così mortificata che una volta tornata a casa
cominciai ad informarmi.
Ho letto molti
libri ed ho visto vari film. Così ho scoperto dell’esistenza di un reduce
ancora in vita: il signor Amos Pampaloni. Lui era stato uno dei responsabili del famoso referendum indetto tra i soldati in quell'isola il giorno dell'armistizio e lui con i suoi si è ribellato ai tedeschi pur sapendo che li avrebbero uccisi.
Proprio per una ossessione
congenita di mandare lettere a chiunque (ereditata da mio nonno Ciccio) ho deciso di scrivergli adattando a lui
una battuta del film “Genio Ribelle” :
dato che tutti gli eroi che io amo sono
morti (io studio archeologia e storia antica, non è che porto jella), avrei
voluto avere il piacere non solo di leggere di loro, ma di poter anche sentire
l’odore di un eroe. Per me lei è una specie di Leonida moderno.
Lui mi ha
risposto, con una lettera scritta con una di quelle vecchie macchine da
scrivere della Olivetti, dove se sbagli devi correggere mettendo una bella “x”
sulla lettera errata.
Comm. Dr. Amos Pampaloni Firenze, 21 aprile 05
Cara signorina,
la ringrazio per la sua gentile lettera che
mi ha commosso per i suoi sentimenti espressi con tanta semplicità e che
dimostrano quanto lei ami il bello, la Grecia e la Patria.
Anche io amo molto la Grecia e sopra a tutto il
suo popolo onesto democratico e amante della Pace.
Io ormai sono troppo vecchio, stanco,deluso
da una umanità dove comandano i produttori e i commercianti di armi da guerra e
non aiuta i poveri, gli affamati, i bambini del terzo mondo.
Con le mie residue energie mi dedico tutto a
fare conoscere alle nuove generazioni gli orrori della guerra ed a diffondere
la cultura xxxx della Pace: tutte le guerre sono barbare anche quelle di questi
giorni per abbattere un dittatore o per imporre la democrazia.
Se avrà occasione di venire verso nord, sarò
felice di conoscerla personalmente come pure mia moglie.
La saluto affettuosamente.
A dire la verità
quando gli ho scritto nemmeno immaginavo che rispondesse e, invece, circa una
settimana dopo mi chiama mia madre per dirmi che avevo ricevuto un lettera da
un certo “Amos Pampaloni di Firenze”. E’ così che sono stata invitata a casa di
un eroe.
Mi ha aperto
proprio lui la porta, era alto e con due occhi azzurro cielo. Poi mi ha detto:
Buongiorno signorina la stavo aspettando; però mi
deve scusare ma ho qualche problema di udito.
A quel punto io ho pensato che se fossi
arrivata a 90 anni in quelle condizioni avrei acceso una candela a San Gennaro, soprattutto considerando che il signor Pampaloni era stato sparato in testa, era sopravvissuto all'esecuzione e aveva continuato per anni a fare il partigiano in Grecia.
E’ stato
bellissimo sentire quegli avvenimenti di cui avevo letto, raccontati in prima
persona. In particolar modo la storia del “referendum” indetto tra i soldati
per decidere comunemente come agire. Davvero splendido.
La sua storia ha colpito anche lo scrittore Marcello Venturi che ha scritto il romanzo "bandiera bianca a Cefalonia". Quel giorno Pampaloni mi disse che lo scrittore aveva dedicato a lui il libro ma che la dedica era stata fatta in maniera molto particolare...ed io alla fine ho capito come: il personaggio principale del romanzo si chiama Aldo Puglisi le cui iniziali sono AP proprio come Amos Pampaloni.